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Non solo grano al glifosato, grazie al Ceta raddoppia anche la carne agli antibiotici dal Canada

Oltre al grano al sapor di glifosato, anche la carne proveniente dal Canada, potenzialmente ricca di antibiotici e ormoni, sta raddoppiando grazie al Ceta, il trattato internazionale che permette il libero scambio tra Canada e Italia.

Se i timori sull’importazione di grano coltivato col glifosato sembrano fondati, lo sono altrettanto quelli sugli ormoni utilizzati negli allevamenti intensivi, che producono la carne che l’Europa poi importa in forza dell’accordo.

A lanciare l’allarme è stata la Commissione Europea duranye un audit della DG Sante, secondo cui le procedure di controllo della carne che entra in Europa dal Canada non solo non funzionano ma creano dei conflitti di interessi tra i veterinari canadesi, che dovrebbero effettuare questi controlli, e gli allevatori stessi.

Inoltre, come si legge nel document della Commissione, le regole europee prevedono che la carne che entra in Europa, oltre ai controlli “discutibili” effettuati in Canada, non venga analizzata una seconda volta.

“Questo, di fatto, significa che nessuno sa con certezza che cosa arriva dal Canada e che cosa comprano e mangiano i cittadini europei! Il CETA prevede che la carne canadese possa entrare in Europa, ma solo a patto che sia senza ormoni. Per questo gli allevatori canadesi devono seguire procedure diverse per l’allevamento del bestiame destinato al nostro mercato, ma purtroppo nessuno verifica che sia realmente così. È arrivato il momento di cambiare le regole e di aumentare i controlli sugli alimenti, altrimenti a pagarne le conseguenze saranno i cittadini che vogliono mangiare cibo sano e sicuro. Sulla sicurezza alimentare non si scherza: puntiamo sulla qualità e non sulla quantità per avere un commercio sostenibile, rispettoso dell’ambiente e prospero per tutti i settori produttivi” ha detto Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo, con un post su Facebook.

Ceta, raddoppia l’import di carne e grano dal Canada

Purtroppo, a segito dell’accordo Ceta, solo nel 2020 sono raddoppiate le importazioni di prodotti alimentari canadesi in Italia, crescendo n valore del 77% rispetto all’anno precedente, oltre 5 volte di più rspetto all’aumento nello stesso periodo delle esportazioni di cibo Made in Italy in Canada (+14%).

Lo fa notare Coldiretti che ha condotto un’analisi, in base ai dati Istat relativi al primo semestre 2020, sugli effetti dell’accordo di libero scambio tra Ue e Canaa, accordo peraltro provvisorio e mai ratificato dal Parlamento italiano.

I timori principali riguardano le importazioni di grano e cereali dal canade, aumentate dell’82%

“nonostante il prodotto canadese non rispetti le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese e sia trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sol. Una situazione che – denuncia la Coldiretti – fa concorrenza sleale al Made in Italy provocando il crollo delle quotazioni del grano nazionale”.

Il pericolo riguarda però anche le carni. Secondo l’anallisi, vi è stata infatti una crescita record, pari al 91% , delle importazioni di carne canadese

“visto che nel Paese nord americano per l’alimentazione degli animali è consentito l’uso di derivati di sangue, peli e grassi trattati ad alte temperature, senza indicazione in etichetta, un sistema che in Europa è vietato da oltre venti anni a seguito dello scandalo della mucca pazza. Proprio quell’emergenza – afferma la Coldiretti – è costata all’Italia e all’Europa un pesante bilancio in termini di perdite di vite umane, costi sociali ed economici, con il panico che si era diffuso fra i consumatori mentre carcasse di mucche e vitelli bruciavano in enormi roghi per arginare l’epidemia”.

Per questo, l’invito generale è quello di aumentare i controlli sui prodotti esteri che sbarcano nel nostro paese:

“La presenza sui mercati esteri è vitale per il made in Italy ma negli accordi di libero scambio va garantita reciprocità delle regole e salvaguardata l’efficacia delle barriere non tariffarie perché non è possibile agevolare l’importazione di prodotti ottenuti secondo modalità vietate in Italia” ha concluso il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Speranza vana, in nome del profitto?

Fonti di riferimento: Facebook/Tiziana Beghin, Coldiretti

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